
Navarra: Il progetto è lo strumento che media tra chi decide, chi paga e chi ha l’idea
Intervista per 500x100 a Attilio Navarra, Presidente di Italiana Costruzioni
"Se posso fare una piccola critica all’architettura italiana rilevo frequentemente la presunzione di voler far cambiare le abitudini piuttosto che proporre soluzioni capaci di dare risposte puntuali a chiare esigenze"
Che rapporto c’è tra il progetto e la città?Il progetto deve essere quello strumento che rende la vita quotidiana il più semplice possibile, deve saper interpretare le esigenze e le abitudini delle persone e dare una risposta. In ogni progetto va privilegiato l’uomo e se posso fare una piccola critica all’architettura italiana rilevo frequentemente la presunzione di voler far cambiare le abitudini piuttosto che proporre soluzioni capaci di dare risposte puntuali a chiare esigenze. Non ritengo sia un approccio corretto quello di fare progetti che educhino le persone a vivere gli spazi: prima viene l’uomo con le sue richieste e le sue abitudini, poi il progetto.
Il tema secondo te prioritario per la città?
La mobilità. I progetti devono tener conto del movimento, degli spostamenti da città a città, della rete di spazi legati alla settimana lavorativa e al fine settimana per godere del tempo libero.
Come vorresti fosse la città del domani?
Bella. Bello è un concetto ampio, astratto e soggettivo. Faccio un esempio: l’area di Porta Nuova a Milano è un centro bello, anche se non condivido pienamente tutte le scelte; è bello perché nel suo insieme è stato curato e pensato, si intuisce che dietro c’è un progetto.
Che ruolo hanno i privati?
Il futuro delle città è legato alla riqualificazione, alla demolizione e ricostruzione di ambiti deteriorati. Oggi lo sviluppo immobiliare si basa sulla riqualificazione di ambiti periferici e non solo: anche il centro storico e gli spazi urbani centrali della città hanno bisogno di interventi, il valore immobiliare resta fortemente condizionato dalla ‘location’.
Quali responsabilità per il pubblico, il privato e per i progettisti?
Le scelte determinanti spettano alla politica. Noi come Gruppo Navarra abbiamo appena depositato un marchio, Valore Restauro Sostenibile, per lavorare sulla partnership pubblico-privata relativamente ai beni monumentali, una “Italian way of doing restoration” nel più generale ambito del Made in Italy. I privati devono avere l’iniziativa ma gli indirizzi su ambiti urbani spettano al pubblico; a seguire il privato apporterà il proprio know how economico-finanziario-tecnologico per migliorare la valorizzazione. Il privato va inteso come braccio operante di una mente che deve essere pubblica e il progetto è quello strumento che sa mediare tra l’indirizzo politico e chi mette risorse economiche e conoscenza. Il bravo progettista è quello che coglie le esigenze di tutti gli interlocutori e non fa un monumento a se stesso.

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