
Il recupero di edifici abbandonati come soluzione al degrado urbano
Il recupero degli edifici dismessi come pratica per costruire un futuro più sostenibile
Recupero degli edifici abbandonati: un passo verso una città più sostenibile
Il passare del tempo e i cambiamenti che inevitabilmente interessano la società, e il nostro modo di vivere i centri abitati, hanno portato all’abbandono di molti edifici che una volta erano invece fulcro di ferventi attività. Fabbriche dismesse, stazioni ferroviarie in disuso, e altre strutture un tempo fondamentali per la vita cittadina sono ora lasciate all’incuria. Molte di queste si trovano in posizioni strategiche o centrali, e alcune hanno un valore storico significativo. Tuttavia, in molti casi, assistiamo a fenomeni di degrado che danneggiano non solo questi edifici, ma anche l’intero tessuto urbano circostante.
Per affrontare tali problematiche e contribuire a costruire un futuro più sostenibile, molte città hanno intrapreso progetti di recupero degli edifici abbandonati, puntando su soluzioni creative per dare nuova vita a strutture altrimenti destinate all’oblio.
Il “riuso adattativo” è un approccio che consente di adattare un bene architettonico già esistente a nuove esigenze sociali e funzionali, modificandone la destinazione d’uso, senza però compromettere la fisionomia di base dell’edificio e preservando il suo valore storico e culturale.
Vediamo di cosa si tratta e quali sono i suoi vantaggi.
Quali sono i vantaggi del recupero degli edifici abbandonati?
Il riuso degli edifici abbandonati rappresenta una scelta vantaggiosa sotto molteplici punti di vista. Vediamo perché:
- le demolizioni hanno costi elevati, che includono non solo le operazioni di smaltimento dei detriti da costruzione, ma anche la gestione dei rischi legati alla polvere, che può essere dannosa per la salute, soprattutto se negli edifici sono presenti materiali pericolosi come l’amianto
- riqualificare edifici obsoleti e restituirli alla comunità non solo migliora la qualità e l’estetica di un quartiere, ma può anche offrire nuovi servizi e spazi fruibili per la popolazione, dando nuovo slancio all’intera area
- rispettare e conservare gli edifici legati a un determinato luogo consente di mantenere viva la memoria storica del territorio
- il recupero di edifici esistenti impedisce la necessità di nuovi interventi di costruzione su terreni vergini, evitando il continuo consumo di suolo pubblico e contrastando l’espansione urbana incontrollata.
Molti esempi di successo di recupero di edifici abbandonati dimostrano che queste operazioni possono trasformarsi in occasioni di rigenerazione urbana. Ad esempio, La Friche Belle de Mai a Marsiglia, un ex complesso industriale riconvertito in uno spazio polivalente di 45mila metri quadrati, che oggi ospita sale per spettacoli, aree espositive, parchi giochi, scuole, ristoranti e strutture sportive.
Un altro esempio di successo è l’High Line di New York, un parco urbano che si sviluppa su una vecchia linea ferroviaria sopraelevata, a 10 metri di altezza dal suolo.
Anche in Italia, il recupero di vecchi edifici abbandonati è una pratica sempre più diffusa, con numerosi esempi degni di attenzione. Scopriamone alcuni insieme.
Nuova vita agli edifici abbandonati: 5 esempi in Italia da prendere a modello
Vediamo quindi alcuni esempi concreti di come edifici obsoleti e abbandonati sono stati recuperati ridisegnando gli spazi e individuando una nuova destinazione d’uso.
Il recupero degli edifici abbandonati e obsoleti non si limita alla semplice conservazione, ma include anche il ridisegno degli spazi e la creazione di nuove funzioni che rispondano alle esigenze della comunità. Ecco alcuni esempi significativi di come edifici dismessi siano stati trasformati in luoghi vitali, culturali e funzionali.
- Ex Mattatoio di Roma
L’ex Mattatoio di Roma, costruito nel 1888, è stato in disuso dal 1975 al 2010. A partire dal 2010 sono iniziati i lavori di recupero, con l’obiettivo di trasformare l’edificio in un centro polifunzionale. La struttura ospita oggi un museo, spazi espositivi, uffici e aule universitarie per la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre. Fino al 2028, sono previsti ulteriori lavori di recupero, che riguarderanno altri padiglioni e amplieranno l’utilizzo del sito da parte dell’Università. Diversi sono i progettisti che stanno dando il loro contributo, tra cui Francesco Cellini, Luigi Franciosini, Cristina Casadei, Paolo Desideri.
- MaMbo di Bologna (Aldo Rossi)
Un tempo sede di un panificio comunale, l’edificio che oggi ospita il Museo d’arte moderna di Bologna (MAMbo) risale al 1915 e ha cessato la sua attività nel 1958. Negli anni ’90, l’architetto Aldo Rossi ha guidato il progetto di restauro che ha trasformato l’edificio in un museo. Oggi il MAMbo vanta tre piani di sale espositive, una caffetteria e un bookshop, diventando uno dei principali centri di arte moderna e contemporanea in Italia.
- Pista 500 a Torino (Benedetto Camerana)
La storica pista di collaudo dell’ex fabbrica FIAT di Torino è stata trasformata in Pista 500, il giardino sospeso più grande d’Europa. Questo polmone verde non solo offre una vista panoramica sulla città, ma ospita anche uno spazio espositivo, Casa 500, dedicato all’iconica vettura italiana. Un esempio straordinario di come un’area industriale dismessa possa essere riconvertita in uno spazio pubblico ricco di storia e natura.
- Fondazione Prada a Milano (Studio OMA)
La Fondazione Prada di Milano è nata dalla riqualificazione di una ex distilleria del primo ‘900. Il progetto, firmato dallo studio OMA, ha saputo integrare perfettamente i vecchi magazzini e silos con tre nuovi edifici. Le strutture in acciaio sono state utilizzate per rinforzare le pareti originali, mantenendo visibile il soffitto a volta. Oggi, la Fondazione ospita un museo, un cinema, spazi per mostre temporanee e un auditorium, imponendosi come un punto di riferimento per la cultura contemporanea. Si trova inoltre vicino al nuovo Villaggio Olimpico di Milano, un complesso di edifici che dovrà ospitare gli atleti partecipanti ai Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026.
- Casa Bossi a Novara
Casa Bossi, progettata dall’architetto Alessandro Antonelli, è oggi al centro di un ambizioso intervento di recupero. Il restauro conservativo mira a preservare gli elementi architettonici originali delle facciate, degli interni e delle decorazioni, riadattando al contempo l’edificio a ospitare nuove funzioni. L’obiettivo è restituire alla città questa storica dimora, mantenendone il valore culturale e architettonico, ma al contempo trasformandola in un centro culturale e un polo di attrazione turistica. La ristrutturazione prevede la creazione di abitazioni, uffici e un retail park al posto dell’ex macello civico, che ospiterà un supermercato, negozi e altre aree pubbliche per la comunità.
In Italia, come nel resto del mondo, gli edifici abbandonati e le strutture inutilizzate sono davvero molte e rappresentano un’opportunità straordinaria per interventi di recupero che possano arricchire la vita urbana. Non resta che attendere di vedere quali saranno i prossimi progetti di recupero e quali siti verranno scelti per trasformarsi in nuovi punti di riferimento per la comunità.
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