
Da Brescia a Ho Chi Minh, Archi2 vuole trovare opportunità per colleghi e imprese italiane
Lo studio guidato da Franceschi e Goffi ha scelto di allargare i confine ed è arrivato in Vietnam dove in pochi mesi ha aperto una succursale
“In Vietnam abbiamo cercato contatti con le grosse realtà vietnamite che usano i fondi internazionali di investimento, ma la prima vera commessa ci è arrivata da chi ci ha affittato la palazzina dove abbiamo aperto il nostro studio”
Archi2 (Archisquare) è nato nel 2011 dalla fusione degli studi di due amici, Giorgio Goffi e Riccado Franceschi. Due e Square esplicita una doppia valenza: due soci ma anche ufficio come piazza, come luogo di incontro. “Ci conosciamo da una vita, avevamo fondato la sezione dell’Inarch a Brescia, ma avevamo due percorsi professionali separati. Abbiamo deciso di associarci nel momento in cui ci è capitata l’occasione di un paio di buone commesse e non sapevamo come affrontarle separatamente. Oggi siamo due soci e sei dipendenti” dice Goffi.
Archi2 è radicato in Italia ma recentemente si è avventurato oltre i confini europei, raggiungendo il Vietnam.
“Abbiamo iniziato a guardarci intorno – racconta Goffi – cercando di esplorare paesi emergenti come India e Cina. Alla fine, per una passione personale e considerando la posizione strategica ci siamo interessati al Vietnam, abbiamo studiato la situazione politica ed economica, abbiamo fatto tre viaggi di esplorazione e poi abbiamo aperto uno studio: abbiamo firmato un contratto d’affitto e dal 25 aprile abbiamo una sede di rappresentanza in una piccola palazzina (2 piani per mangiare e dormire e altri 3 per lavorare)”. In pochi mesi lo studio ha già avuto numerosi contatti, anche grazie ad un rapporto attivato con il Ministero e con l’ufficio per il commercio estero. “Abbiamo cercato contatti con le grosse realtà vietnamite che usano i fondi internazionali di investimento – spiega Goffi – ma la prima vera commessa ci è arrivata da chi ci ha affittato la palazzina dove abbiamo realizzato il nostro studio”.
Da Brescia al Ho Chi Minh con la speranza di realizzare alleanze in Italia ed esportarle “là dove ora lavorano imprese giapponesi e inglesi. Le infrastrutture sono realizzate da società giapponesi – racconta Goffi – le potenzialità ci sono, basta pensare all’investimento che ha fatto la Vespa investendo 80milioni di dollari, aprendo un primo capannone e realizzando una linea di produzione dedicata al mondo asiatico, in Vietnam”.

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