“All we need is Home”, Roma chiede all’Europa più risorse per la casa
Entro il 2026 il piano europeo d'emergenza per l'affordable housing. Dai leader Ue i numeri della crisi degli alloggi: 400mila i bambini che vivono per strada nel Vecchio Continente
Il diritto all’abitare non si esaurisce nelle mura di una casa, ma si estende a un insieme di servizi essenziali che garantiscono una vita dignitosa al cittadino. Se da un lato il concetto di “home” evoca l’immobile, dall’altro è il contesto in cui esso s’inserisce a renderlo un luogo vivibile. Come sottolineato dall’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Andrea Tobia Zevi, all’inaugurazione della conferenza internazionale “All we need is Home”: «A Roma, come in molte altre capitali europee, troppe persone vivono in condizioni precarie, in balia di un mercato immobiliare sempre più inaccessibile. Con questa conferenza vogliamo mettere insieme competenze, buone pratiche e visione politica per costruire un’alleanza concreta tra le città europee».
Un concetto che è stato condiviso anche dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha sottolineato l’importanza di come l’Unione europea debba inserire nel suo bilancio pluriennale risorse adeguate e competenze specifiche per la costituzione di un piano di emergenza abitativa. «C’è una grande discrepanza tra l’importanza che questa crisi riveste, e la mancanza di strumenti adeguati ad affrontarla. Se da un lato esistono forze politiche pubbliche, dall’altro vediamo un divario sempre più evidente – ha affermato – Il modello sociale europeo si è distinto grazie alla convergenza delle politiche, ma oggi dobbiamo confrontarci con il gap che si è creato, e con le sue conseguenze. Le attuali condizioni sociali, economiche e demografiche richiedono una politica forte e mirata per la casa».
L’assessore ha evidenziato tre passaggi fondamentali che sono stati trattati negli interventi degli ospiti. Il primo è il fabbisogno, un tema affrontato da Matthew Baldwin, direttore della Task force Casa della direzione generale Energia dell’Ue: «In Europa, ci sono circa 400mila bambini che vivono per strada – ha evidenziato – Si tratta di un fabbisogno che, pur essendo già parzialmente conosciuto, necessita di una comprensione più approfondita e che, proprio per questo, dovrebbe spingerci ad adottare misure concrete in tempi brevi».
Il tema è stato ripreso anche da Leilani Farah, relatore speciale alle Nazioni Unite sulla Dignità dell’abitare. «Sono 1,8 miliardi le persone che vivono in condizioni di grave inadeguatezza abitativa o in stato di senzatetto in tutto il pianeta – ha affermato – 287 trilioni è il valore globale del mercato immobiliare residenziale, dieci volte il Pil degli Stati Uniti. Infine, 67 per cento, la percentuale della ricchezza mondiale che risiede nel settore immobiliare».
Il secondo messaggio riguarda la necessità di investire, sia con denaro pubblico che mediante leve per attrarre investimenti privati. Per Zevi le condizioni per agire a Roma ci sono: sebbene le risorse siano sempre limitate, sembra esserci una volontà diffusa di risolvere il problema. «Le istituzioni europee, gli attori sociali, amministrativi e culturali sono pronti a muoversi, e devono farlo ora», ha dichiarato. Benché i tempi possano sembrare troppo lunghi, secondo l’assessore, il 2025 è l’anno in cui verranno pianificati gli interventi di rigenerazione urbana, mentre il 2026 sarà la scadenza entro la quale verrà lanciato un piano d’emergenza per l’affordable housing in Europa.
La casa non deve essere intesa solo come un bene economico, ma un bene pubblico con implicazioni sociali. Per Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi abitativa, la crescente domanda di abitazioni riguarda le famiglie, ma anche lavoratori, studenti, turisti e investitori, che mettono sotto pressione le stesse risorse abitative. Questi fenomeni, per quanto diversi, si sovrappongono e richiedono politiche pubbliche in grado di rispondere in maniera adeguata. «L’obiettivo primario è dare dei servizi essenziali alle persone. Questo è fondamentale non solo per soddisfare gli obiettivi di giustizia, di equità, di coesione, che sono valori fondanti dell’Unione Europea, ma anche per la competitività del sistema economico» ha affermato.
Per Parigi come per molte altre città europee, è cruciale che l’Ue consenta un accesso più semplice ai fondi destinati all’edilizia, permettendo alla Banca europea per gli Investimenti di offrire tassi di interesse più favorevoli agli enti che gestiscono tali operazioni. Nella “Ville des Lumières”, acquistare o affittare una casa è ormai un’impresa impossibile per studenti e lavoratori e, proprio per affrontare quest’emergenza abitativa, il Comune sta espandendo l’accesso all’edilizia residenziale pubblica. «Negli ultimi 25 anni, abbiamo costruito 123mila alloggi, che ora rappresentano un quarto delle residenze principali della città», ha dichiarato il vicesindaco di Parigi e responsabile alle Politiche abitative e alla Transizione ecologica, Jacques Baudrier. In Francia esistono tre categorie di edilizia sociale, pensate per rispondere alle necessità delle famiglie più vulnerabili e della classe media. «Grazie a questo sistema, circa il 70% dei parigini ha diritto a un alloggio sociale», ha aggiunto, sottolineando l’inclusività di un modello che garantisce accesso a soluzioni abitative dignitose.
Alla conferenza, l’esempio portato dalla vicesindaca di Barcellona, Laia Bonet. «I prezzi degli affitti sono aumentati di quasi il 70% nell’ultimo decennio, colpendo principalmente la classe lavoratrice e i giovani. Noi, come città, stiamo facendo la nostra parte. Stiamo investendo, regolamentando e portando avanti politiche abitative innovative e d’impatto a garanzia del diritto all’abitare», ha affermato la vicesindaca. Il Comune ha infatti introdotto un tetto agli affitti, che ha permesso loro di ridurre i prezzi del 6,4 per cento rispetto al 2024.
L’assessore di Roma Capitale ha evidenziato poi un terzo passaggio: l’importanza delle azioni integrate. «Occorre combinare il recupero edilizio con la regolazione urbana, la costruzione di nuove abitazioni, la transizione ecologica e il welfare abitativo. Tutto deve convergere in un unico piano» ha sottolineato l’assessore di Roma Capitale. Questa fase richiama l’attenzione anche di André Sobczak, segretario generale Eurocities, un’organizzazione che collabora attivamente con le principali istituzioni europee, lavorando per rafforzare il ruolo degli enti locali nell’ambito della struttura a più livelli della governance europea. «Il 71 per cento delle città riporta costi di costruzione molto elevati. Un problema enorme dovuto all’inflazione, alla carenza di manodopera e alle interruzioni nella catena di approvvigionamento. Questo rappresenta una barriera chiave per avere un accesso reale alla casa, portando alla costruzione di nuove abitazioni in molte città europee, ma prevalentemente nel settore del lusso, lasciando i residenti a medio e basso reddito senza soluzioni disponibili», ha affermato.
In copertina: ©Adobe Stock

Architettura ArchitetturaChiECome Arte Città Concorsi Culto Cultura Design Energia Festival Formazione Futuro Hospitality Housing Industria Ingegneria Italiani all'estero Legge architettura Libri Masterplanning Milano Norme e regole Premi Progettazione Real estate Retail Rigenerazione Urbana Salute Scommessa Roma Scuola Sostenibilità Spazi pubblici Sport Trasporti Turismo Uffici